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Remo Alessandro Piperno

CENNO CRITICO
[tratto da "Catalogo internazionale d'arte moderna. n.8", Editrice d'Arte Cisa Roma, 1996]

In un momento in cui ci si affanna a teorizzare una ipotetica "nuova pittura", rinfrescando per l'occasione una problematica che in sede letteraria ha fatto il suo tempo da quasi un ventennio, in un momento in cui sembra nuovamente permesso dipingere, Saviola, figura ben nota nel campo imprenditoriale italiano, riafferma la continuità della pittura, l'insostituibilità del mezzo pittorico.

Insostituibilità che implica il riconoscimento di sentirsi eredi e continuatori (senza naturalmente rinunziare alla propria originalità) della grande tradizione pittorica moderna, dal cubismo sino all'astrattismo degli anni '60.
Il problema per Saviola, come per tutti i pittori italiani delle ultime generazioni, non può essere di "nuova pittura" ma, semmai di pittura nuova, di una continuazione cioè e di una estensione delle conquiste del linguaggio non figurativo: un linguaggio dalle possibilità infinite.

Per l'artista di Viadana pittura e vita si integrano a vicenda, come fatto espressivo, poiché nella loro essenza l'una trae necessariamente origine dall'altra.
Ciò spiega come egli abbia effettuato le sue scelte linguistiche, prendendo spunto ed avvio da una certa avanguardia e precisamente da quella che si pose il problema di svincolare la pittura dalla staticità cui l'aveva condannata una consuetudine plurisecolare, anzi più volte millenaria. Ed è noto come la fonte prima d'un dinamismo pittorico risieda nella luce. Quando poi lo stesso telaio compositivo si fa duttile ed elastico, così che il colore possa integrare il disegno nell'intento di conferire una maggiore tensione alla struttura del dipinto, la luce, permeando il colore medesimo e penetrando in tal modo nell'organismo pittorico ne diventa, per così dire, il motore e ne determina un ritmo non più affidato a singoli fattori ma connaturato all'opera nella sua globalità...