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Laura Cherubini

IL CORPO INVISIBILE
[tratto da "Mauro Saviola" - Arti Grafiche Castello, Gennaio 1999]

La pittura racconta la sua storia. Una storia fatta di ferite profonde e di aeree estasi. Questa storia resta impressa nella materia della pittura, una materia sensibile, mobile, malleabile, intrisa dall'eco della vibratile mano dell'artista. Una materia ora densa, ora rarefatta, che attraversa climi differenti, che coniuga terse superfici e abissali, oscure profondità. È una storia particolare, che si snoda tra alterne vicende, impervi passaggi, zone d'ombra e momenti di luce. La luce in questa storia ha un ruolo da protagonista: si unisce alla materia, senza mai rimanerne contagiata, accompagna la forma e la assume, ma non ne conserva nulla. Con il mutare della luce e della sua incidenza la materia stessa si modifica. Questo avvicendamento di differenti stati di aggregazione, di differenti intensità cromatiche, di differenti fasi luminose, questo mutare di atmosfere, questa metamorfosi continua e irreversibile della materia è la storia che la pittura racconta.

La materia della pittura è il colore, la pasta cromatica, e se la pittura non è più rappresentazione oggettiva, il colore non è più un mezzo, uno strumento, ma si qualifica come una realtà autonoma. È una realtà che l'artista può praticare e nella quale può identificarsi. Tra tutte le materie, la pittura è la più disposta alla manipolazione, quella che in potenza è più pronta ad assumere le impronte della sensibilità, la più simile all'anima della filosofia, la tavoletta di cera che in stato di quiete attende i segni che la memoria vorrà imprimerle. Trasmette in diretta le tracce delle pulsioni profonde dell'artista. La materia pittorica è impressionabile, trattiene qualcosa delle sensazioni, ma anche delle passioni che vi si posano.

E una materia che ha una vita, pronta ad accogliere echi e memorie. La materia è presenza assoluta, presente assoluto e il presente non è altro che un futuro che diventa passato, "un passato che non fu mai presente" (Gilles Deleuze). La materia pittorica è in analogia con il fluire della vita, con la memoria dell'esistenza. Nella materia della pittura ci sono tutte le materie del mondo e tuttavia si tratta di materia altra, separata.

L'opera di Mauro Saviola si inserisce in una tendenza più generale, quella di presentare la materia della pittura nel suo valore autonomo, senza costringerla a mimare altri materiali. L'interesse per la pittura nasce in Saviola dalla curiosità per i materiali e dalla spinta a sperimentarne i più reconditi segreti. Per Saviola la pittura è materia viva, da conoscere, studiare, amare, praticare. È la lunga frequentazione con i materiali a spingerlo verso la pittura, percorso difficile e solitario. La pittura di Saviola è polimaterica, fatta di materiali eterogenei, di stratificazioni. Nei suoi quadri la prospettiva spaziale si è trasformata in prospettiva di colore. Il colore è intenso ed è l'elemento principale di questa pittura. Il prevalere del colore è indice di una pittura che nasce dall'emozione, di una operazione che risolve la fase dell'ideazione in quella dell'esecuzione. È la via del fare quella che Saviola vuole percorrere, con il difficile incontro-scontro con la materia, il corpo a corpo con la pittura. La sua pittura è basata sul gesto, un gesto veloce, mutevole, vario, che nasce da un impulso profondo, ma soprattutto accompagna i materiali e si adegua ad essi. È un furore che investe soltanto il campo della pittura e nasce al contatto con la materia.

In un testo sulla pittura di Mauro Saviola, Giorgio Celli la inquadrava nell'arte astratta e inquadrava quest'ultima nella più generale tentazione del nostro secolo, l'aspirazione a rendere visibile l'invisibile. Dare corpo all'invisibile è compito della pittura. Da Saviola la materia è presentata per il suo valore intrinseco, anche se sembra istituire una vaga e leggera analogia con un altro piano, anche se sembra alludere a una dimensione spirituale che d'altra parte è sempre sottesa alla ricerca astratta.

La donna e l'ombra racconta la storia di un bianco che squarcia con il suo alto timbro luminoso i colori più spenti, anche se variegati dello sfondo. A una maggiore intensità cromatica corrisponde una maggiore densità di impasto. In Tempesta magnetica i colori istituiscono un campo che è insieme di trasparenza e di profondità, di sovrapposizioni e di luminescenze improvvise. In Il racconto della pietra, e quasi ci sembra di sentirla bisbigliare, poiché qui la materia si anima, lo sfondo è fatto di toni caldi, maculati da bianchi che tendono all'argento. Instabilità è una sorta di gorgo animato da una forza centrifuga che spinge all'esterno il colore.
Permutazione ha come protagonista una macchia scura in corrispondenza della quale cambia anche il tipo di materia. Questo mutamento delle zone di colore che accompagna il mutamento di consistenza dei materiali (in questo caso la pittura si fa più scabra) e anche il repentino cambiamento del gesto è una caratteristica dei quadri di Saviola. Etere tende a rendere lo stato gassoso dell'aria mentre I colori dell'acqua allude a una fase liquida e cangiante. La pittura di Saviola suggerisce l'essenza degli elementi, la sua mano è guidata da quella che Bachelard chiama l'immaginazione materiale. Anche i colori dell'Isola, come di altre opere sono cangianti, e l'opera presenta un grumo al centro. Venere è un capriccio di colori chiari e luminosi. Un istante prima è una sorta di visione cosmica dove macchie di colori fondamentali si alternano a macchie di colori inediti e si aprono intorno a un vuoto glaciale. Una caratteristica delle opere di Saviola è quella di non essere mai in scala con la realtà, ma di vederla sempre al microscopio o in una macroscopica e cosmica visione, di oscillare tra la minima e la massima dimensione. Abissi presenta passaggi repentini tra la massima luce e il massimo buio. Incontro è veramente un incontro tra due ordini di colori separati da una forma centrale che sovrappone i suoi toni caldi ai freddi del fondo. Il mare del nord è fatto di colori glaciali che si disperdono in mille rivoli. Globo è una sorta di cosmografìa, di mondo visto dal di fuori.
Qualcosa di naturale presenta una materia un po' diversa rispetto agli altri quadri e anche un diverso modo di distribuirla, una diversa stesura. Come avviene quasi sempre in queste opere il gesto e il colore seguono la materia, le sue caratteristiche. Gli altri titoli, Condensazione, Fantasma, II ciclo delle idee, Tempesta sull'acqua, Ossidi... sono comunque evocativi di eventi interni al quadro. Quello che è comune sicuramente a tutte le opere è la tendenza della pittura a valicare i bordi, a sfuggire a ogni delimitazione, a suggerire un suo sconfinamento al di là dei perimetri. Così la materia della pittura non si fa metafora della realtà, ma metonimicamente si protende verso essa.